mercoledì 2 febbraio 2011

Non si finisce mai di iniziare


Oggi abbiamo lavorato ad un nuovo elenco di canti, una nuova sfida, note e accordi che vogliono essere cantate e suonati da noi... un paziente lavoro di ricerca pescando nella tradizione siciliana, dai canti d'amore a quelli di lavoro, dai doppi sensi degli innamorati ai richiami potenti dei pescatori nelle tonnare...

Confesso, non sono certo portata per natura a cimentarmi con questo repertorio, preferirei fare altro (in effetti chitarra e voce stiamo lavorando ad alcune ballate irlandesi bellissime e struggenti) ma confrontarsi con ciò che piace ad altri è altrettanto bello e importante che seguire le proprie naturali inclinazioni..

E così stasera abbiamo ripreso, gli inizi non finiscono mai (parafrasando il grande Eduardo), con l'arrivo anche di due nuovi amici che hanno avuto la temerarietà di fidarsi ed hanno accettato il nostro invito a fare assieme questo pezzo di strada... continuando a guardare alla musica come a ciò che custodisce il desiderio di bellezza e felicità che c'è nel nostro cuore.


p.s.

la foto testimonia il lavorìo... lo spray che uso per la gola, la barchetta che ho fatto usando la carta di una caramella, gli occhiali di basso extra, un pezzo di Martha (la chitarra), la nuova scaletta le mani della nuova voce, gadget dei Beatles (anche lì chitarra e voce stiamo lavorando) ... pezzetti di una storia che continua ...


oh, ma c'è spazio....
anche per l'Inghilterra, per l'Irlanda
e per tutto quello che sta oltre lo Stretto...
nei ritagli dei ritagli dei ritagli di tempo.
Basso Extralarge.

venerdì 28 gennaio 2011

Joyce Irish pub

Ma chi lo doveva dire, chi lo doveva.....

Il mai sufficientemente lodato ethnochitarrista prende lezioni di finger picking, e il suo maestro, Paolo Capizzi, lo invita a suonare qualcosa in un 'open mic' presso il pub di cui sopra. Fin qui, onoratissimo l'ethnochitarrista, ma niente di trascendentale. Il problema è la frase che segue l'invito: "portati la cantante col suo microfono e fate qualche pezzo".

Panico e terremoto, specie per la cantante. E che gli facciamo? questi sono abituati a generi che noi non pratichiamo, moderna, jazz melodico, acoustic....tutto tranne musica etnica. E poi due di noi (voce maschile e fisarmonica) non sono disponibili per rispettivi impegni.

Il chitarrista abbozza fiducioso, la cantante cantante entra in paranoia e io la prendo a ridere, specie per la faccenda del microfono. Noi ce li facciamo prestare, e solo per le grandi occasioni.. La punzecchio brutalmente: da una parte c'è l'istinto della primadonna, dall'altra la paura del confronto con un pubblico che si suppone perplesso e poco attento (noi sappiamo cosa significa cantare per gente che sta mangiando la pizza).

Basta. La sera prima decidiamo per Genesis di Jorma Kaukonen, I Wonder, Duermete nino chiquito. Manca qualche pezzo allegro in inglese (fa molto Irish pub), ma non abbiamo il tempo di inventarcelo. Vada per il calypso (The virgin Mary had a baby boy), e sarà quel che sarà.



Così ci presentiamo e ripassiamo qualcosa, in attesa della pizza e della doverosa birra. La faccia della cantante dice tutto.


Resta sempre il problema del pezzo allegro. Alla disperata, la cantante chiama la Ethnofiglia: "eeeeeeh, siamo quiiiiii, se vuoi passareeeeee magari fai qualcosiiiiiiiiiina....."
La ragazza non canta più con noi per impegni di studio, ma è venerdì sera, siamo nel cuore della movida cittadina, la pulzella è in giro col moroso, e soprattutto conosce un sacco di frizzante roba irlandese.

La subdola mossa materna ha effetto immediato. Cinque minuti prima di essere chiamati sul palco, donzelletta (e moroso) sono a rapporto. Viene varato il classico irlandese da taverna, Cockles and mussels, senza provare.

Eccoci sul palco (che in realtà è un oscuro angolino) a proporre Genesis, love ballade di Jorma Kaukonen, in cui l'allievo dà buona prova di sè al maestro



Poi, tra facce a punto interrogativo, I wonder






ed infine la storia di Molly Malone che vende cozze e molluschi e fa innamorare la gente di Dublino. All'impronta, riesco a sviolinare tanto bene che un baldo flautista (scopriremo poi che suona benissimo il flauto traverso) si unisce e improvvisa alla perfezione.






Che dire....Piuttosto che elucubrare, è meglio farsi guidare dalla situazione e prendere il bello che c'è, musica in testa.



E ora chi li tiene più.....

domenica 16 gennaio 2011

E ora?

La stagione natalizia è finita, otto spettacoli, milioni di note, molte cene. Non serve fare bilanci, ma è stato un passo avanti, prima per noi e poi per ciò che abbiamo detto e cantato.
E ora?
Gli altri anni avremmo aspettato l'estate, ma stavolta c'è qualcosa da fare, quindi si continua.
Una preside, che ha ascoltato uno dei nostri spettacoli, ci ha proposto di intervenire in un lavoro che si sta facendo  nella sua scuola, e noi ci siamo venduti la pelle dell'orso prima di averlo catturato.
Non sappiamo come e con che cosa, ma per marzo bisogna essere pronti  con una rassegna di popolari siciliani sull'amore e il lavoro.
Quindi al lavoro, e sotto con libri, raccolte, google.e youtube.
Può anche darsi che l'organico cambi ancora. A noi le cose lineari non piacciono, evidentemente, ma tant'è.

E poi c'è il vecchio progetto della Passione siciliana, copione già pronto, ma tutto da montare.

E poi c'è la vita di tutti i giorni con le sue infinite esigenze.

Bene, lo sapeva anche Jake Blues, che ha coniato la frase che, da sola, sostiene il 50% del lavoro dei dilettanti.
Quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare




Siamo ancora in  missione per conto di Dio.

sabato 8 gennaio 2011

Otto: l'otto, un terno al lotto. Ma è lotta per l'otto.

Ok, siamo stanchi e si vede.
Ultimo spettacolo della stagione natalizia nella chiesa di Montepalma, dedicata al Beato Dusmet, che è la nostra piazza di elezione per gli spettacoli finali di ogni stagione. Per intenderci quelli in cui tutti sono in grado di seguire i colpi di scena da infarto degli altri.

E stavolta gli infarti (strofe saltate, parti invertite, sostituite, attacchi cambiati, etc etc) erano da mettere in conto più del solito: la cantante (dopo due giorni di voce pericolante) finalmente si decide a prendere il cortisone ad un'ora dall'entrata in scena.

Il sottoscritto viene omaggiato di un formidabile colpo della strega (le amplificazioni pesano) più o meno nello stesso istante. Assunta una massiccia dose di nimesulide fornita da alcuni benefattori presenti, riguadagna la posizione eretta ma perde la voce quasi del tutto. Così la minaccia di sostituire la cantante nelle SUE parti (c'è un apposito atto depositato dal notaio) non potrà avere effetto, anche se era fatta solo per convincerla ad utilizzare la medicina convenzionale, che almeno in questi casi funziona.

Le foto non hanno audio, ma se ci fosse sarebbe irripetibile.

D'altronde il cantante non è messo tanto meglio, reduce da una passeggiata di 40 km sull'Etna necessaria per andare a prendere la fisarmonicista (e quaranta per accompagnarla dopo. Follia.)

Follia è anche aver lasciato da solo chi si è occupato dell'amplificazione, ma la sua generosità è ben nota.

Veniamo raggiunti dal grande (musicalmente) don Alfio Conti, persona a noi molto cara. Quando nel lontano 1975 era il nostro direttore di coro, ci attaccò il virus della musica e della musica popolare.

Gli facciamo vedere la scaletta, in fondo è opera sua.


Basta, si entra. Tra un battesimo e una messa non c'è stato modo di provare i microfoni, e il pubblico è già seduto (bah, i sacramenti hanno la precedenza sui microfoni). La prova consiste in un pre-bis di qualche brano siciliano movimentato, con tutte le voci e tutti gli strumenti.

Con le corde vocali la lotta continua, quindi si va a braccio. Appena uno sente che la voce dell'altro sta per cedere, interviene, sostiene, raddoppia, inventa, in modo che nulla sia come è scritto.



Chiamiamo sul palco don Alfio. E' un rischio, perchè non l'avevamo concordato e lui è la persona più schiva della terra. Ma viene e proclama candidamente "Se c'è un popolo che vive e che canta, la tradizione non è perduta".
Così cominciamo e portiamo a temine l'impresa. I malanni vocali giocano inspiegabilmente a nosto favore, ci costringono a badare all'essenziale.


Ciò che i toscani del medioevo, i siciliani, i sardi, i campani, i latinoamericani, gli americani (Eliot compreso) hanno scritto e cantato sull'annuciazione, la nascita, i pastori e l'epifania, tutto ciò arriva al pubblico.
Il popolo ascolta e canta, ed è generoso nelle donazioni per AVSI.

Grazie di cuore a tutti.

p.s.
aggiungo la consueta postilla...
devo dire che non ci credevo, fosse stato per me non ce l'avrei fatta...ero a terra e avevo provato di tutto, ero arrivata mezza ciucca e terrorizzata... a dirla tutta, mi ero preparata pure una piccola fiaschettina di rosolio alla cannella (dimenticata poi a casa)...
quando ho visto bassoextra gemente ho pensato che mi stesse prendendo in giro!
insomma per dirla coi fratelli Blues "eravamo in missione per conto di Dio" e senza Lui non avremmo potuto far nulla.
ethnomara

giovedì 6 gennaio 2011

Sei (e sette): càrzari ca si fattu cruci cruci

Novena per i detenuti del carcere (il titolo è da un canto di carcerati dell'800).

Una casa circondariale, per l'esattezza, caratterizzata dal solito sovraffollamento e dal forte turnover dei detenuti, per lo più in attesa di giudizio. Due spettacoli (per motivi di numero dei partecipanti) nell'unico luogo comune di tutto l'edificio, cioè la cappella.
E niente foto per ora (devono essere approvate, la dirigenza ce ne farà avere qualcuna).
Lunghe formalità già da ottobre (l'ingresso anche per motivi umanitari deve essere disposto dal giudice, che indaga sui nominativi previsti), riconoscimento all'ingresso e esame di ogni singolo strumento.
Anche la fisarmonica, che aveva destato qualche problema, passa senza dover essere smontata.
Ci accoglie il vicedirettore, un tipo quadrato ma umano, mentre i residenti entrano a gruppi (è un altro mondo, niente assembramenti) e ci spiega un po'.
Forse era meglio non sapere che oltre ai ladri e ai rapinatori abituali ci sono uomini e donne che hano ucciso mogli, figli, amanti e varie combinazioni di questi, ma inutile nascondersi dietro il dito.
Noi siamo lì (stavolta niente raccolta di fondi per AVSI) su invito di alcuni amici che collaborano col cappellano per la messa della domenica, e proponiamo la novena siciliana.
Si insegnano i ritornelli, in un palpabile disagio dei detenuti a coinvolgersi con qualcosa di palesemente estraneo. Ma la diffidenza si supera e abbiamo un coro di 90 persone pronte a dare manforte a svegliare i pastori: "surgi pasturi, nun dormiri cchiù, n'o vidi ch'è natu u bamminu Gesù" (alzati pastore, non dormire più, non vedi che è nato il bambino Gesù".
Tiriamo quaranta minuti di fila, in un silenzio che meraviglia le guardie, e poi gli applausi, tra i più veri mai ricevuti. Mi sa che non sono rivolti a noi, ma a quello che abbiamo raccontato. Meglio.

Esce il primo gruppo ed entra il secondo. Altre guardie, come le prime attentissime ma senza nessuna forzatura. C'è rispetto, da ambo i lati.

Si replica. Stessi applausi. Ce li prendiamo e li giriamo immediatamente al soggettista, autore, sceneggiatore e interprete della storia che abbiamo raccontato, che di sicuro li apprezza.

Al momento delle ninne nanne, l'apice della tenerezza tra mamma e figlio, una signora in prima fila piange senza nemmeno asciugarsi gli occhi, non applaude, guarda un punto che non c'è.
Qualcuno conosce in profondità tutta la storia che c'è dietro quelle lacrime, e sicuramente se ne ricorderà.

p.s.
una nota faceta, se mi è concesso...
al termine della mattinata, il Comandante ci ha fatto un dono graditissimo, una copia cadauno del loro calendario ossìa "Un anno con la Polizia Penitenziaria" ... non era messo nel conto e mi ha commossa...
questo pomeriggio stavo facendo i biscotti e avevo sotto gli occhi il dono, mi son augurata di NON passare un anno con la polizia penitenziaria e nemmeno un giorno eheheheheh
lo so, sono matta, ma il comandante è un gentiluomo e mi perdonerà...
ethnomara
p.p.s.
come si vede ho cambiato nick...