Questa è la quarta volta che cantiamo per loro ed in effetti eravamo un tantinello dubbiosi... vorranno sentire di nuovo le stesse cose? (in effetti abbiamo eseguito repertori natalixìzi diversi ad anni alterni), SI!!!, ci hanno detto, le vogliamo sentire. Così siamo andati.
venerdì 30 dicembre 2011
Traditio sine qua non
Questa è la quarta volta che cantiamo per loro ed in effetti eravamo un tantinello dubbiosi... vorranno sentire di nuovo le stesse cose? (in effetti abbiamo eseguito repertori natalixìzi diversi ad anni alterni), SI!!!, ci hanno detto, le vogliamo sentire. Così siamo andati.
domenica 18 dicembre 2011
Natale 2011 - Ricominciamo dietro le sbarre
sabato 8 gennaio 2011
Otto: l'otto, un terno al lotto. Ma è lotta per l'otto.
Ultimo spettacolo della stagione natalizia nella chiesa di Montepalma, dedicata al Beato Dusmet, che è la nostra piazza di elezione per gli spettacoli finali di ogni stagione. Per intenderci quelli in cui tutti sono in grado di seguire i colpi di scena da infarto degli altri.
E stavolta gli infarti (strofe saltate, parti invertite, sostituite, attacchi cambiati, etc etc) erano da mettere in conto più del solito: la cantante (dopo due giorni di voce pericolante) finalmente si decide a prendere il cortisone ad un'ora dall'entrata in scena.
Il sottoscritto viene omaggiato di un formidabile colpo della strega (le amplificazioni pesano) più o meno nello stesso istante. Assunta una massiccia dose di nimesulide fornita da alcuni benefattori presenti, riguadagna la posizione eretta ma perde la voce quasi del tutto. Così la minaccia di sostituire la cantante nelle SUE parti (c'è un apposito atto depositato dal notaio) non potrà avere effetto, anche se era fatta solo per convincerla ad utilizzare la medicina convenzionale, che almeno in questi casi funziona.Le foto non hanno audio, ma se ci fosse sarebbe irripetibile.
D'altronde il cantante non è messo tanto meglio, reduce da una passeggiata di 40 km sull'Etna necessaria per andare a prendere la fisarmonicista (e quaranta per accompagnarla dopo. Follia.)
Follia è anche aver lasciato da solo chi si è occupato dell'amplificazione, ma la sua generosità è ben nota.
Veniamo raggiunti dal grande (musicalmente) don Alfio Conti, persona a noi molto cara. Quando nel lontano 1975 era il nostro direttore di coro, ci attaccò il virus della musica e della musica popolare.
Gli facciamo vedere la scaletta, in fondo è opera sua.Basta, si entra. Tra un battesimo e una messa non c'è stato modo di provare i microfoni, e il pubblico è già seduto (bah, i sacramenti hanno la precedenza sui microfoni). La prova consiste in un pre-bis di qualche brano siciliano movimentato, con tutte le voci e tutti gli strumenti.
Con le corde vocali la lotta continua, quindi si va a braccio. Appena uno sente che la voce dell'altro sta per cedere, interviene, sostiene, raddoppia, inventa, in modo che nulla sia come è scritto.
Chiamiamo sul palco don Alfio. E' un rischio, perchè non l'avevamo concordato e lui è la persona più schiva della terra. Ma viene e proclama candidamente "Se c'è un popolo che vive e che canta, la tradizione non è perduta".
Così cominciamo e portiamo a temine l'impresa. I malanni vocali giocano inspiegabilmente a nosto favore, ci costringono a badare all'essenziale.
Ciò che i toscani del medioevo, i siciliani, i sardi, i campani, i latinoamericani, gli americani (Eliot compreso) hanno scritto e cantato sull'annuciazione, la nascita, i pastori e l'epifania, tutto ciò arriva al pubblico.
Il popolo ascolta e canta, ed è generoso nelle donazioni per AVSI.
Grazie di cuore a tutti.
p.s.
aggiungo la consueta postilla...
devo dire che non ci credevo, fosse stato per me non ce l'avrei fatta...ero a terra e avevo provato di tutto, ero arrivata mezza ciucca e terrorizzata... a dirla tutta, mi ero preparata pure una piccola fiaschettina di rosolio alla cannella (dimenticata poi a casa)...
quando ho visto bassoextra gemente ho pensato che mi stesse prendendo in giro!
insomma per dirla coi fratelli Blues "eravamo in missione per conto di Dio" e senza Lui non avremmo potuto far nulla.
ethnomara
giovedì 6 gennaio 2011
Sei (e sette): càrzari ca si fattu cruci cruci
Una casa circondariale, per l'esattezza, caratterizzata dal solito sovraffollamento e dal forte turnover dei detenuti, per lo più in attesa di giudizio. Due spettacoli (per motivi di numero dei partecipanti) nell'unico luogo comune di tutto l'edificio, cioè la cappella.
E niente foto per ora (devono essere approvate, la dirigenza ce ne farà avere qualcuna).
Lunghe formalità già da ottobre (l'ingresso anche per motivi umanitari deve essere disposto dal giudice, che indaga sui nominativi previsti), riconoscimento all'ingresso e esame di ogni singolo strumento.
Anche la fisarmonica, che aveva destato qualche problema, passa senza dover essere smontata.
Ci accoglie il vicedirettore, un tipo quadrato ma umano, mentre i residenti entrano a gruppi (è un altro mondo, niente assembramenti) e ci spiega un po'.
Forse era meglio non sapere che oltre ai ladri e ai rapinatori abituali ci sono uomini e donne che hano ucciso mogli, figli, amanti e varie combinazioni di questi, ma inutile nascondersi dietro il dito.
Noi siamo lì (stavolta niente raccolta di fondi per AVSI) su invito di alcuni amici che collaborano col cappellano per la messa della domenica, e proponiamo la novena siciliana.
Si insegnano i ritornelli, in un palpabile disagio dei detenuti a coinvolgersi con qualcosa di palesemente estraneo. Ma la diffidenza si supera e abbiamo un coro di 90 persone pronte a dare manforte a svegliare i pastori: "surgi pasturi, nun dormiri cchiù, n'o vidi ch'è natu u bamminu Gesù" (alzati pastore, non dormire più, non vedi che è nato il bambino Gesù".
Tiriamo quaranta minuti di fila, in un silenzio che meraviglia le guardie, e poi gli applausi, tra i più veri mai ricevuti. Mi sa che non sono rivolti a noi, ma a quello che abbiamo raccontato. Meglio.
Esce il primo gruppo ed entra il secondo. Altre guardie, come le prime attentissime ma senza nessuna forzatura. C'è rispetto, da ambo i lati.
Si replica. Stessi applausi. Ce li prendiamo e li giriamo immediatamente al soggettista, autore, sceneggiatore e interprete della storia che abbiamo raccontato, che di sicuro li apprezza.
Al momento delle ninne nanne, l'apice della tenerezza tra mamma e figlio, una signora in prima fila piange senza nemmeno asciugarsi gli occhi, non applaude, guarda un punto che non c'è.
Qualcuno conosce in profondità tutta la storia che c'è dietro quelle lacrime, e sicuramente se ne ricorderà.
mercoledì 5 gennaio 2011
Cinque, o: "speravo meglio, ma temevo peggio"

Serata conviviale in un locale della città.
Si arriva alle 19, si monta tutto in poco più di un'oretta.
Cominciano ad arrivare gli invitati, qualcuno è un amico di vecchia data anche se è un bel pezzo che non ci si vede.

Saluti e abbracci, con un celato nervosismo.
Infatti gli organizzatori hanno stabilito di iniziare con la parte conviviale, aperitivo, pizza, dolce: "Alle dieci e mezzo finiamo, così cominciate e alle undici e mezzo ci salutiamo".
Bene (si fa per dire). Sorseggiamo lo spumantino e, mentre gli invitati si accomodano ai tavoli, ci ritiriamo in un salottino dal look vagamente postribolare per rivedere la scaletta a seconda della sensazione 'a pelle' che il pubblico ci ispira.
Almeno questa è la scusa ufficiale della cantante, che si mette al lavoro. Tempo ce n'è. Intanto, favorito da strane prospettive, cerco la beatitudine e rifinisco l'accordatura dei fidi strumenti.


Il tempo passa. I camerieri, nostri alleati, ci portano qualche bevanda.Vorrebbero portarci anche le pizze, ma non si può cantare bene con la pancia piena.
Il tempo passa e nutriamo seri dubbi sul rispetto degli orari. A un certo punto ci dicono con un po' di affanno di entrare, come se il ritardo dipendesse da noi. Stanno servendo il dolce.
Capita l'antifona, saltiamo le presentazioni e mentre i cucchiaini attaccano il tiramisù partiamo con una rutilante 'Santa Allegrezza' e un vivace 'Nino lindo'

Inaugurata la stagione del piano-bar etnico, arriva il momento dei canti che richiedono maggiore ascolto.
Evidentemente una buona metà della sala privilegia la parte conviviale della serata (come dargli torto?) e si ritiene disturbata da questi quattro (cinque) fessacchiotti che insistono nel cantare e suonare, e per di più di un argomento da sfigati come l'incarnazione.
Ciò impedisce infatti la soluzione a tavolino dei problemi della politica italiana, delle maggiori squadre di calcio e, in una parola, dei mali del pianeta.
Pazienza.
Si beccano un rimprovero adeguatamente microfonato e noi, approfittando del silenzioso contraccolpo, riusciamo a fare le cose che richiedono più attenzione.
Ogni scaletta non ha più senso. Continuiamo tagliando qua e là e concludiamo con 'Go tell it on the mountain', Anche i salvatori del pianeta cantano il ritornello. Tutti i salmi finiscono in gloria.
La gente si defila, gli amici si stringono attorno a noi che smontiamo. Vengo criticato per aver fatto un rimprovero troppo soft, ma basta, è andata. L'importante è che qualche parola e qualche nota sia arrivata.
Il gestore vuole omaggiarci della cena saltata e prepara un tavolo, cercando il pizzaiolo. Questo povero ragazzo, incappottato e col casco in mano (è l'una meno venti) sta precisamente varcando la porta del locale per andar via, e sono casualmente lì mentre viene richiamato per fare le cinque pizze. Vedo la sua faccia.
Io: Ma no, non importa, vada pure, è tardi per tutti
Lui: No, che c'entra. Riaccendo subito. Avete suonato, è stato difficile.
Grazie.
L'ultima foto è davanti al locale. Viene coniato il titolo del post.
domenica 2 gennaio 2011
Quattro
In programma la Novena siciliana, con il gradito ritorno di Chiarasoprano in qualità di guest star, ma solo per la novena.
Ma, al solito, quando il pubblico ci prende gusto poi si continua con i canti da tutto il mondo. Il chitarrista si scatena, complice anche un microfono degno di questo nome
La Novena è tutta in dialetto siciliano. Anche stavolta gli spettatori più anziani sembravano fare un viaggio con la macchina del tempo, mentre i bambini, ai brani in poesia tra una strofa cantata e l'altra, si chiedono "ma cosa dice? mamma, che lingua è?"
Però erano i primi a rispondere ai ritornelli. Magari avranno tempo di imparare il dialetto, ma almeno sanno che c'è e che col dialetto si arriva dritto dritto al cuore dell'uomo.
Alla prossima....
martedì 28 dicembre 2010
Tre
Siamo in una casa, invitati, ormai per il terzo anno consecutivo, da un gruppo di amici over 60. Sono decisamente i nostri supporters più devoti.
A noi piace suonare nelle case. Non c'è bisogno di ingombrante amplificazione, e il cosiddetto"pubblico" è a due metri di distanza....Abbiamo proposto un po' di canti natalizi da varie parti del mondo, e di diverse epoche.
Qui, l'inizio di "Quanno nascette Ninno"
E qui il finale, tradizionalmente "Go tell it on the mountain"
Ma è il momento di riportare al suo posto il tavolo che avevamo spostato, che in pochi secondi si riempie di cibi uno più succulento dell'altro.
Non sto a descrivere le portate, anche perchè non basterebbe il blog. Però bisogna assolutamente mostrare questo trionfo natalizio, con tanto di bambinello, di marzapane e frutta candita (attenzione: solo a guardarlo sono 1200 calorie), realizzato da un pasticciere che nulla ha da invidiare ai presepisti napoletani del 700.
Ci vuole coraggio a tagliarlo, mentre la mente oscilla tra l'acquolina e il sacrilegio, e indugia nel decidere se è l'alta pasticceria che da senso al bambinello o viceversa.
Viceversa. Il bambinello sta sopra, quasi a indicare che le cose più belle e più buone che si possano realizzare al più fanno da fieno per la venuta di Dio in terra.
Ritrovato quindi il coraggio, il marzapane viene spazzolato come si conviene, il che implica necessariamente l'assunzione, in posizione rilassata, di caffeina in quantità.
Bella serata. Un grosso grazie a chi ci ha invitato. La colletta post-spettacolo basta per una adozione a distanza.
p.s.
Una puntualizzazione: il Bambinello di marzapane è opera di suore di Erice...benedette mani!
Oggi, per controbilanciare le calorie di ieri, solo tisane...
Merins (alias contraltoatempoindeterminato)
Due
Stavolta l'offerta per AVSI è del Centro Siciliano di Riabilitazione, e noi cantiamo per le persone ospitate, residenti e non.
Pubblico non convenzionale, ma non per questo meno caloroso. E il pubblico non convenzionale è accompagnato da operatori attenti e bravissimi, impegnati in una missione veramente ai confini della realtà.
E noi, per stare al passo, ci troviamo a non fare alcuna differenza tra prove, presentazione, inizio dello spettacolo, performance e bis.
Semplicemente, appena i primi cominciano ad arrivare, ci mettiamo a cantare, insegnando qualche ritornello che ci verrà utile in seguito. Beh, con qualche piccolo cenno di direzione.....


Stiamo facendo la novena siciliana. E sempre emozionante vedere i più anziani, tra i presenti, che cantano qualche parola con noi, come se riaffiorassero vecchi ricordi, ormai immolati agli altari televisivi.
giovedì 23 dicembre 2010
E il palco è arrivato
Una serata tra amici, un'occasione per stare insieme, ascoltare i nostri canti e farsi raccontare da Rosalba Armando, responsabile AVSI a Novosibirsk, diciotto anni di presenza nel sociale.
Ma andiamo alle foto di scena...
Qui si ride.... ma non diremo il perchè. Si sappia soltanto che certi discorsi su umidità dell'aria e tensione delle pelli, escogitati al momento, hanno convinto il pubblico che ha benevolmente applaudito.
Ma facciamo un passo indietro.
Qui si attende l'entrata in scena. La cosa, che si protrae e lungo, da motivo alla cantante di esibirsi in pose plastiche tra gli ammirati ascoltatori dell'aneddoto
Ed ecco invece la cantante nel pieno esercizio delle sue funzioni
Qui invece, siore e siori, si ascolta il cantante impegnato in un difficile brano, voce sola e bordone di violino e fisarmonica, che richiede tutta la concentrazione possibile.
Ed ecco l'altra polistrumentista, in un look talmente folk che Joan Baez o Dolly Parton potrebbero andarsi a nascondere
Infine l'attento chitarrista, impegnato a bilanciare con massima serietà le modifiche che tutti gli altri, con sfrenata fantasia, apportano senza preavviso a quanto concordato
Io non so quanto questa serata contribuisce a cambiare il mondo. Ma siccome "le forze che cambiano il mondo sono le stesse che cambiano il cuore dell'uomo", ed è lì che arriva la musica, possiamo sperare.
martedì 12 gennaio 2010
Il 3 anzi il 2
Ho raggiunto il posto quasi subito utilizzando più volte il mio navigatore.
Il mio navigatore consiste nel pulsantino che fa scorrere in basso il vetro del finestrino. Basta puntare la macchina su un altro elemento della razza umana, attivare il navigatore e pronunciare il comando vocale "scusi, per andare a XXX, da dove devo prendere?". Se poi ci si trova in un bar o a un distributore, il navigatore può essere sostituito da un tipo più potente, che è la maniglia dello sportello.
Insomma, ero sul posto alle 19. Vedo gli organizzatori che stavano attrezzando la sala, saluto moglie e amici-di-presepe costretti a cambiare programma, e tranquillizzo i locali. Gli altri sono partiti mezz'ora fa -comunico- quindi arrivano tra mezz'ora -sono 75 km totali- in tempo per gli orari previsti. Ok, non vi preoccupate, un po' di casino ma è andata, alle otto e un quarto presentate la serata e alle otto e mezzo cominciamo.
Ore 20. Telefono. Ma dove siete? -Siamo appena usciti per Grammichele, il primo svincolo. - Noooo, era il secondo. Tornate sulla superstrada, poco più avanti c'è lo svincolo giusto, se no farete un po' di strada provinciale. - OK, OK cinque minuti, stiamo arrivando.
Ore 20.30. Non arriva nessuno. Sala piena. Molte persone, atmosfera di festa e di scambio di auguri. L'organizzatore comincia ad essere sulle spine, e io pure. Telefono. MA SI PUO' SAPERE DOVE §%$&%$° SIETE ?
Conversazione irripetibile. Avevano fatto altri 60 KM, trovandosi esattamente 50 km troppo avanti in direzione del centro della Sicilia.
Mentre mi rianimano, invitandomi a non fumare quattro sigarette contemporaneamente e facendomi notare che ringhiare rovina la voce, la serata comunque ha inizio. Senza band.
Viene presentata l'AVSI e la sua attività nel mondo, cui segue la vera novità della serata (novità anche per gli organizzatori), una improvvisata lotteria (primo premio: un accappatoio) con un'asta modello Christie's per ogni biglietto.

Disperato, vedo sul pubblico un gigantesco immaginario fumetto "WE WANT THE SHOW". Ma io non sono Cab Calloway, non ci sono nè strumenti nè band, e nessuno a cui chiedere se conoscono Minnie the Moocher. Infine noto due macchine cariche di ethnocomponenti ed ethnostrumenti parcheggiare languidamente.
Non c'è tempo di sbranarli. In sei minuti accordiamo, ci cambiamo e adattiamo la scaletta provando una o due cosettine. L'asta sta per finire, siamo pronti ad andare sul palco.
Ci guardiamo in faccia per la prima volta nella movimentata giornata.
Entriamo.
Il resto è storia.
Agli amici di Grammichele un grazie sentito, a quelli di Ethnovoice ...... pure.
p.s.
aggiungo al racconto di basso extra una piccola precisazione : noi navigavamo di notte e il navigatore non era praticabile perchè la gente era a casa sua...
contralto a ti
lunedì 11 gennaio 2010
Il 2 e il 3...

sabato 19 dicembre 2009
lunedì 14 dicembre 2009
Dicembre: sul palco!
La prima volta sarà il 20 dicembre. Catania, Palazzo della cultura, incontro con Rosetta Brambilla, responsabile AVSI e veterana della presenza in Brasile (quarant'anni nelle favelas....)
Faremo una versione ridotta dello spettacolo, condividendo il palco con due musicisti brasiliani che la accompagnano e che non conosciamo ancora. Pare si debba suonare insieme ma non abbiamo la minima idea di cosa e come. Il solito 'quid' di imponderabile...
venerdì 9 gennaio 2009
Suor Anna Chiara (8)

E chi è suor Anna Chiara?
Qui le parole corrono il rischio di affollarsi inutilmente. E' una monaca, di clausura, badessa di un monastero, in "vacanza" nella sua città di origine, Catania, perchè la mamma sta male. E fin qui tutto normale (si fa per dire).
Il punto è che il monastero di cui è badessa lo stanno ancora costruendo. In Congo. Cioè in un posto sfruttato da tutto il mondo, dove la paga di un operaio è un dollaro al giorno, che ha tanti abitanti quanto l'Italia ma che è grande quanto l'Europa, dove l'agricoltura è sconosciuta, la gente è poverissima e le malattie vengono attribuite al malocchio.
E il punto è ancora che questa donnina piccolina e con i capelli bianchi, che parla piano ma che tutti ascoltano, ha il nerbo di una verga d'acciaio e la tenerezza di una mamma che sorride, monumento vivente a ciò che Gesù riserva a quelli che si dedicano a lui.
Abbiamo cantato per lei e per tutti gli amici che l'avevano invitata a raccontare qualcosa della sua impresa (mica solo il monastero...scuola, lavoro, educazione alimentare etc etc).
Ma il sorriso di suor Anna Chiara è impagabile.
giovedì 8 gennaio 2009
Monte Palma (7)
E sette. Finalmente in un luogo con un'acustica seria, la chiesa di Monte Palma a Catania.
Il parroco, il doncamilliano Padre Calogero, è un nostro fan. Ma di più, è uno che crede che questa musica, popolare nelle origini, sia popolare anche oggi, e non manca di farla sentire al popolo che gli è affidato.
E infatti il popolo ha cantato con noi tutti i ritornelli.
Non solo: ha seguito attento quello che avveniva sulla scena (che poi era l'ampio presbiterio), non con lo sguardo del critico musicale, non con lo sguardo sognante di "quanto sono belli i tempi di una volta, non con lo sguardo dello spettatore distaccato e disincantato.
Semplicemente con lo sguardo di chi fa memoria.
domenica 4 gennaio 2009
Mappa dei novenanti























